Regime forfettario 2026: la guida completa (senza leggende metropolitane)
scritto da Joele Putignano

Requisiti, imposte, contributi, IVA, acconti e scadenze del regime forfettario spiegati con esempi concreti.
Quando si parla di Partita IVA, le storie che girano sembrano uscite da un film horror: tasse che si mangiano tutto, burocrazia infinita, calcoli da ingegnere NASA.
Respira. 😅
Sulla complessità dei calcoli hanno esagerato. Sulle tasse... beh, in Italia il carico sul lavoro autonomo è importante, inutile girarci intorno. Proprio per questo vale la pena capire bene come funziona il regime forfettario, il regime fiscale più diffuso tra i lavoratori autonomi. In questa guida lo smontiamo pezzo per pezzo, con numeri aggiornati al 2026 e un esempio concreto che ci accompagnerà dall'inizio alla fine.
Indice
1. [Il forfettario è davvero così spaventoso?](#capitolo-1)
2. [Cosa significa "forfettario"?](#capitolo-2)
3. [Come si calcola il reddito su cui pago le tasse?](#capitolo-3)
4. [Chi può entrare (e restare) nel regime forfettario?](#capitolo-4)
5. [Quali tasse si pagano nel forfettario?](#capitolo-5)
6. [Pago il 5% o il 15%?](#capitolo-6)
7. [Come funziona l'IVA per chi è in forfettario?](#capitolo-7)
8. [Cosa devo scrivere in fattura?](#capitolo-8)
9. [A quale cassa previdenziale verso i contributi?](#capitolo-9)
10. [Quanto costa la Gestione Separata INPS?](#capitolo-10)
11. [Quanto pagano artigiani e commercianti?](#capitolo-11)
12. [Come funzionano le casse professionali?](#capitolo-12)
13. [Contributo integrativo e rivalsa INPS sono la stessa cosa?](#capitolo-13)
14. [Cosa sono gli acconti e perché il secondo anno è il più duro?](#capitolo-14)
15. [Quali sono le scadenze da segnare in calendario?](#capitolo-15)
16. [Alla fine, quanto mi resta in tasca?](#capitolo-16)
17. [In sintesi: cosa devo ricordare?](#capitolo-17)
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1. Il forfettario è davvero così spaventoso?
No. Partiamo dalle tre leggende più comuni e confrontiamole con la realtà .
| La leggenda | La realtà |
|---|---|
| "Paghi le tasse su tutto quello che incassi" | Paghi su una quota dell'incassato, stabilita per legge in base alla tua attività |
| "La burocrazia è infinita" | È il regime fiscale più leggero previsto per le persone fisiche con Partita IVA |
| "Conviene solo se guadagni pochissimo" | Fino a 85.000 € di incassi annui è spesso la scelta più conveniente, soprattutto se hai poche spese reali |
Il forfettario non è magia e non è una trappola. È un sistema con regole precise, vantaggi concreti e alcuni limiti da conoscere bene.
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2. Cosa significa "forfettario"?
Nel regime ordinario il reddito si calcola in modo analitico:
Reddito = Ricavi − Spese reali documentate
Ogni scontrino e ogni fattura d'acquisto contano, e vanno conservati.
Nel regime forfettario, invece, lo Stato fa una semplificazione statistica: presume che, per il tipo di attività che svolgi, una percentuale fissa degli incassi se ne vada in spese. A prescindere da quanto spendi davvero.
Per molte professioni moderne (programmatori, traduttori, consulenti) le spese reali sono molto basse, e questa presunzione diventa un vantaggio.
In pratica è come se lo Stato ti dicesse:
*"Facciamo così: consideriamo guadagno solo una parte di quello che incassi, in base al lavoro che fai. Su quella parte paghi un'unica imposta con aliquota ridotta. Tu però resti sotto gli 85.000 € di incassi annui e rispetti qualche regola."*
Il forfettario non è "approssimativo": usa semplicemente una logica diversa da quella dell'ordinario.
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3. Come si calcola il reddito su cui pago le tasse?
Tutto parte dal codice ATECO, che classifica l'attività che svolgi. Dal 1° aprile 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, che ha rinumerato molti codici: controlla sempre di usare quello aggiornato.
A ogni gruppo di codici la legge associa un coefficiente di redditività , cioè la percentuale degli incassi che viene considerata reddito.
Il procedimento è sempre lo stesso:
- prendi i compensi incassati nell'anno (vale il principio di cassa: conta quando i soldi entrano, non quando emetti la fattura);
- moltiplicali per il coefficiente del tuo codice ATECO;
- ottieni il reddito imponibile lordo, la base di partenza per contributi e imposta.
L'esempio che ci accompagnerà : Marco, consulente aziendale
Marco apre la Partita IVA con codice ATECO 70.20.09 (era il 70.22.09 prima della riforma ATECO 2025), che ha un coefficiente del 78%. Nel primo anno incassa 30.000 €.
- Reddito imponibile lordo: 30.000 € × 78% = 23.400 €
- La quota restante (22%, cioè 6.600 €) è considerata spesa forfettaria: non la tassa e non deve documentarla con un solo scontrino.
Attenzione alla parola "lordo": prima di calcolare l'imposta, da questo importo vanno tolti i contributi previdenziali versati nell'anno. Ci arriviamo tra poco.
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4. Chi può entrare (e restare) nel regime forfettario?
Il limite degli 85.000 €
Per entrare e restare nel forfettario, i compensi incassati nell'anno precedente non devono superare 85.000 €. Conta l'incassato lordo, non il reddito.
| Situazione | Cosa succede |
|---|---|
| Incassi fino a 85.000 € | Resti nel forfettario |
| Superi 85.000 € ma resti entro 100.000 € (100.000 € esatti compresi) | Esci dal regime dall'anno successivo |
| Superi 100.000 € (da 100.000,01 € in su) | Esci subito: applichi l'IVA a partire dalla fattura che fa sforare la soglia, sull'intero importo di quella fattura, e il reddito dell'intero anno si calcola con le regole ordinarie |
Un esempio sullo sforamento dei 100.000 €. Hai incassato 98.000 € e arriva una fattura da 5.000 €: il totale sale a 103.000 €. L'IVA al 22% si applica su tutti i 5.000 € di quella fattura, non solo sui 3.000 € oltre la soglia (art. 1, comma 71, L. 190/2014). Da quel momento, tutte le fatture successive dell'anno hanno l'IVA.
Incassi e reddito non sono la stessa cosa. Se incassi 84.000 € e hai sostenuto 40.000 € di spese reali, sei comunque dentro il limite. Il forfettario guarda quanto è entrato, non quanto ti è rimasto.
Le altre regole da non dimenticare
- Lavoro dipendente o pensione. Nell'anno precedente questi redditi non devono superare 35.000 € lordi. La soglia ordinaria sarebbe 30.000 €, ma la Legge di Bilancio 2026 l'ha alzata a 35.000 € anche per il 2026, come già per il 2025. Dal 2027, salvo proroghe, torna a 30.000 €. Il limite vale a prescindere dal datore di lavoro, e non conta se il rapporto di lavoro è cessato entro il 31 dicembre dell'anno precedente.
- Ex datore di lavoro. Non puoi usare il forfettario se lavori prevalentemente per il tuo attuale datore di lavoro, o per quello dei due anni precedenti (o per soggetti a loro riconducibili).
- Partecipazioni. Sei escluso se partecipi a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, oppure se controlli una S.r.l. che svolge attività riconducibili alla tua.
- Spese per collaboratori e dipendenti. Non possono superare 20.000 € lordi annui.
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5. Quali tasse si pagano nel forfettario?
Eccoci al momento drammatico: LE TASSE.
Nel forfettario, su quello che ti resta in tasca pesano tre elementi: imposta sostitutiva, contributi previdenziali e acconti.
Una persona fisica con Partita IVA in regime ordinario paga l'IRPEF a scaglioni, le addizionali regionali e comunali ed eventualmente l'IRAP. Da forfettario, nessuna di queste.
| Regime ordinario (persona fisica) | Regime forfettario |
|---|---|
| IRPEF progressiva a scaglioni (23%–43%) | Una sola imposta sostitutiva |
| Addizionali regionali e comunali | Non dovute |
| IRAP (quando dovuta, aliquota base 3,9%) | Non dovuta |
| Deduzioni e detrazioni analitiche | Aliquota fissa: 5% o 15% sul reddito imponibile netto |
"Sostitutiva" significa proprio questo: un'unica imposta che prende il posto di tutte le altre. Come passare da una bolletta con venti voci a un canone unico.
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6. Pago il 5% o il 15%?
L'aliquota può essere del 15% (ordinaria) oppure del 5% (start-up). Non conta solo quando hai aperto la Partita IVA: conta anche cosa facevi prima.
Hai diritto al 5% se valgono TUTTE queste condizioni:
- nessuna attività recente: nei 3 anni precedenti non hai esercitato attività artistica, professionale o d'impresa, nemmeno in forma associata o familiare;
- reale discontinuità : la nuova attività non è la prosecuzione, nella sostanza economico-professionale, di un lavoro svolto prima come dipendente o autonomo (fa eccezione il periodo di pratica obbligatoria per esercitare una professione);
- se rilevi l'attività di qualcun altro, i ricavi di quell'attività nell'anno precedente non devono superare 85.000 €.
Paghi il 15% se si verifica almeno una di queste situazioni:
- hai svolto un'attività autonoma o d'impresa negli ultimi 3 anni;
- la nuova Partita IVA prosegue, nella sostanza, un lavoro o una mansione che svolgevi già .
Il caso più insidioso. Hai lavorato 5 anni come dipendente in un'agenzia di marketing e ora apri la Partita IVA come consulente di marketing. Non hai mai avuto una Partita IVA, ma stai proseguendo la stessa attività . Risultato: 15%, non 5%. Il fisco guarda la sostanza, non la forma.
Il 5% ha una scadenza. Vale per l'anno di avvio e per i quattro successivi, 5 anni in tutto. Dal sesto anno si passa al 15%: segnalo in calendario.
L'imposta di Marco
Marco è al primo anno, con un'attività nuova, nessuna Partita IVA precedente e nessuna prosecuzione di un lavoro passato: aliquota 5%.
Prima dell'imposta si tolgono i contributi previdenziali versati nell'anno. Al primo anno Marco non ne ha ancora versati (li pagherà l'anno successivo), quindi non c'è nulla da dedurre:
- reddito imponibile netto: 23.400 € − 0 € = 23.400 €
- imposta sostitutiva: 23.400 € × 5% = 1.170 €
E al sesto anno? Ipotizziamo incassi stabili: a quel punto Marco versa ogni anno circa 6.100 € di contributi, che vanno dedotti.
- reddito imponibile netto: 23.400 € − 6.100 € = 17.300 €
- imposta sostitutiva: 17.300 € × 15% = 2.595 €
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<a id="capitolo-7"></a>
7. Come funziona l'IVA per chi è in forfettario?
I forfettari non applicano l'IVA sulle proprie fatture: non la incassano dai clienti e non la versano. Il rovescio della medaglia è che non possono detrarre l'IVA pagata sugli acquisti.
| Vantaggi | Limiti |
|---|---|
| Fatture più semplici | L'IVA sugli acquisti è un costo definitivo |
| Nessuna liquidazione IVA periodica né dichiarazione IVA annuale | Nessun credito IVA da recuperare |
| Prezzo finale più basso per i clienti privati | Vantaggio quasi nullo con clienti business, che l'IVA la detraggono comunque |
Il vantaggio con i clienti privati. A parità di compenso netto, un concorrente in regime ordinario deve aggiungere il 22% di IVA. Il tuo prezzo finale risulta quindi circa il 18% più basso del suo (1.000 € contro 1.220 €).
E se compro servizi dall'estero? Il reverse charge
Quando acquisti servizi da un fornitore estero, UE o extra-UE (pubblicità online, software, hosting), la fattura arriva senza IVA italiana. Da forfettario devi:
- integrare la fattura (fornitore UE) o emettere autofattura (fornitore extra-UE), inviando allo SDI il documento elettronico (TD17 per i servizi) entro il 15 del mese successivo;
- versare l'IVA con F24 entro il 16 del secondo mese successivo alla fine del trimestre in cui hai effettuato l'acquisto.
| Acquisti effettuati nel trimestre | Versamento IVA entro |
|---|---|
| Gennaio – Marzo | 16 maggio |
| Aprile – Giugno | 16 agosto (di fatto il 20, per la sospensione estiva) |
| Luglio – Settembre | 16 novembre |
| Ottobre – Dicembre | 16 febbraio |
Per esempio, un acquisto fatto a febbraio richiede il versamento dell'IVA entro il 16 maggio.
E i beni fisici dall'UE? Sotto i 10.000 € annui di acquisti di beni intra-UE, paghi l'IVA del Paese del fornitore e non devi integrare nulla. Sopra questa soglia scatta il reverse charge anche sui beni (documento TD18).
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<a id="capitolo-8"></a>
8. Cosa devo scrivere in fattura?
I forfettari non subiscono la ritenuta d'acconto: il cliente paga l'intero importo. Però va scritto in fattura, insieme al riferimento al regime. Ecco la dicitura da inserire in ogni fattura:
*"Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, Legge n. 190/2014 — Regime forfettario. Operazione senza applicazione dell'IVA. Compenso non soggetto a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, comma 67, L. 190/2014."*
Se dimentichi la dicitura, il cliente potrebbe trattenere il 20%. I soldi non sono persi, perché li recuperi in dichiarazione, ma è una seccatura evitabile con due righe.
La marca da bollo. Sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 € si applica l'imposta di bollo da 2,00 €. Dal 2024 anche i forfettari emettono esclusivamente fattura elettronica, e il bollo si versa in modo virtuale: il software di fatturazione di solito lo gestisce in automatico. Puoi addebitarlo al cliente in fattura.
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<a id="capitolo-9"></a>
9. A quale cassa previdenziale verso i contributi?
Le casse previdenziali sono gli enti, pubblici o privati, che gestiscono la previdenza obbligatoria: raccolgono i contributi durante la vita lavorativa e li restituiscono come pensione e tutele (maternità , malattia e così via).
Da forfettario, la tua cassa dipende dall'attività che svolgi.
| Tipo di attività | Cassa previdenziale |
|---|---|
| Consulenti, copywriter, sviluppatori, freelance senza albo | Gestione Separata INPS |
| Artigiani, commercianti, e-commerce, lavori manuali | Gestione Artigiani e Commercianti INPS |
| Professioni con albo e cassa propria (avvocati, architetti, medici...) | Cassa professionale di categoria |
| Professioni con albo ma senza cassa propria | Gestione Separata INPS |
Se il tuo albo non ha una cassa propria, o la tua attività non rientra tra quelle coperte dalla cassa, confluisci nella Gestione Separata INPS. Non è una scelta.
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<a id="capitolo-10"></a>
10. Quanto costa la Gestione Separata INPS?
La Gestione Separata riguarda consulenti, copywriter, social media manager, sviluppatori: in pratica i professionisti senza albo che non sono artigiani o commercianti.
Funziona come un contatore a consumo: se non incassi, non paghi. Quando incassi, versi una percentuale del reddito.
| Voce | Valore 2026 |
|---|---|
| Aliquota (professionisti senza altra copertura previdenziale) | 26,07% (25% pensione + 0,72% maternità /malattia + 0,35% ISCRO) |
| Aliquota se sei già pensionato o iscritto ad altra previdenza obbligatoria | 24% |
| Base di calcolo | Reddito imponibile lordo (incassi × coefficiente) |
| Contributo minimo obbligatorio | Nessuno |
Il minimale serve alla pensione, non al pagamento. Se il tuo reddito resta sotto 18.808 € (valore 2026) non devi integrare nulla: semplicemente ti vengono accreditati meno mesi di contributi ai fini della pensione.
La rivalsa INPS del 4%. Puoi addebitare in fattura una rivalsa del 4%, facoltativa, per farti aiutare dal cliente a coprire i contributi. Attenzione però: resta reddito tuo. Rientra nei compensi e quindi nella base di calcolo di imposta e contributi. È uno strumento di prezzo, non una partita di giro.
I contributi di Marco
- Contributi dovuti per il primo anno: 23.400 € × 26,07% = circa 6.100 €
- Marco li verserà l'anno successivo, a saldo (lo vediamo nel capitolo sugli acconti)
- Carico complessivo del primo anno: 1.170 € di imposta + 6.100 € di contributi = 7.270 €
- Netto del primo anno: 30.000 € − 7.270 € = circa 22.730 €
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<a id="capitolo-11"></a>
11. Quanto pagano artigiani e commercianti?
Se vendi prodotti o svolgi lavori artigianali, versi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS. Per chi inizia è la gestione più impegnativa, perché funziona come un abbonamento: l'INPS presume che tu guadagni almeno il minimale e ti chiede i contributi su quella cifra, anche se hai incassato zero.
| Voce | Valore 2026 |
|---|---|
| Reddito minimale | 18.808 € |
| Aliquota | 24% artigiani · 24,48% commercianti |
| Contributo fisso annuo (senza riduzioni) | 4.521,36 € artigiani · 4.611,64 € commercianti |
| Con riduzione del 35% (solo forfettari) | circa 2.940 € artigiani · circa 3.000 € commercianti |
| Rate fisse | 16 maggio · 20 agosto · 16 novembre · 16 febbraio (nel 2026 la prima è slittata al 18 maggio) |
| Reddito oltre 18.808 € | Si aggiunge la quota percentuale sull'eccedenza (+1 punto oltre 56.224 €) |
Il bonus del forfettario: la riduzione del 35%. Con una comunicazione all'INPS ottieni uno sconto del 35% sui contributi dovuti, sia sulla quota fissa sia su quella eccedente. Chi è già attivo deve presentarla entro il 28 febbraio per averla dall'anno stesso. C'è un rovescio: anche l'accredito ai fini della pensione si riduce in proporzione.
E la riduzione del 50%? È stata prevista solo per chi si è iscritto per la prima volta nel 2025, per 36 mesi e in alternativa al 35%. Per le nuove iscrizioni del 2026 non è stata confermata.
Le rate non aspettano. Le 4 rate fisse arrivano qualunque sia l'incasso del trimestre. Rispetto alla Gestione Separata, qui il rischio di liquidità per chi inizia è molto più alto.
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<a id="capitolo-12"></a>
12. Come funzionano le casse professionali?
Se eserciti una professione con albo e cassa propria (avvocato, architetto, ingegnere, commercialista, medico...), i contributi vanno alla tua cassa: Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM e così via.
Di solito ci sono due voci:
- un contributo soggettivo, cioè una percentuale del reddito, spesso con un minimo annuo;
- un contributo integrativo da addebitare in fattura.
Aliquote, minimi e scadenze li decide ciascuna cassa.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Compenso | 1.000 € |
| Contributo integrativo (esempio al 4%) | 40 € |
| Totale fattura al cliente | 1.040 € |
| I 40 € | Vanno alla cassa: non sono reddito tuo |
Il contributo integrativo lo addebiti al cliente, lo incassi e lo versi interamente alla cassa. Non è reddito tuo: non entra nel reddito imponibile, né fiscale né contributivo. La misura più diffusa è il 4%, ma alcune casse prevedono percentuali diverse.
Verifica sempre le regole del tuo ordine: se il tuo albo non ha una cassa propria, o la tua attività non è coperta, confluisci nella Gestione Separata INPS.
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<a id="capitolo-13"></a>
13. Contributo integrativo e rivalsa INPS sono la stessa cosa?
No. Entrambi compaiono in fattura come una percentuale in più, spesso il 4%, ma funzionano in modo opposto.
| Contributo integrativo (casse professionali) | Rivalsa INPS 4% (Gestione Separata) |
|---|---|
| Obbligatorio | Facoltativa |
| Non è reddito del professionista | È reddito del professionista a tutti gli effetti |
| Non entra nella base di imposta e contributi | Entra nella base di imposta e contributi |
| Lo incassi e lo giri alla cassa | Resta a te: lo usi per finanziare i tuoi contributi |
| Avvocati, architetti, commercialisti... | Consulenti, freelance, sviluppatori... |
La regola pratica:
- contributo integrativo: incassi per conto della cassa, e non è mai tuo;
- rivalsa INPS: incassi per te, ed è tassata come il resto del compenso.
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<a id="capitolo-14"></a>
14. Cosa sono gli acconti e perché il secondo anno è il più duro?
Gli acconti sono un po' come pagare il biglietto di un film che non è ancora uscito. Diciamola in positivo: lo Stato ha così tanta fiducia nel tuo futuro da chiederti le tasse prima che tu guadagni.
Si chiama sistema saldo + acconto ed è un meccanismo a specchio: con il metodo storico si presume che quest'anno andrà come l'anno scorso.
Imposta sostitutiva
- L'acconto totale è il 100% dell'imposta dell'anno precedente.
- Si divide in due rate da 50%: la prima insieme al saldo (giugno), la seconda a novembre.
- Non è dovuto se l'imposta dell'anno precedente non supera 51,65 €. Se l'acconto è inferiore a 257,52 €, si paga in un'unica rata a novembre.
Gestione Separata INPS
- L'acconto totale è l'80% dei contributi dell'anno precedente.
- Si divide in due rate da 40% ciascuna, alle stesse scadenze dell'imposta.
Artigiani e commercianti
- Le 4 rate fisse arrivano sempre.
- Se superi il minimale, la quota eccedente si paga con saldo e acconti (due rate da 50%) alle scadenze dell'imposta.
Casse professionali
- Ogni cassa ha il suo calendario: controlla il regolamento della tua.
Le scadenze del 2026. La scadenza ordinaria di saldo e primo acconto è il 30 giugno. Per forfettari e soggetti ISA, nel 2026 è stata prorogata al 20 luglio (D.L. 22 maggio 2026, n. 89), oppure al 20 agosto con una maggiorazione dello 0,80%. Il secondo acconto scade il 30 novembre. Nel primo anno di attività non si versano acconti.
Il secondo anno di Marco
Marco ha chiuso il primo anno con 1.170 € di imposta e 6.100 € di contributi. Ecco cosa gli arriva nel secondo anno:
| Versamento | Giugno/luglio | Novembre |
|---|---|---|
| Saldo imposta 1° anno | 1.170 € | — |
| Acconto imposta 2° anno (50% + 50% di 1.170 €) | 585 € | 585 € |
| Saldo contributi 1° anno | 6.100 € | — |
| Acconto contributi 2° anno (40% + 40% di 6.100 €) | 2.440 € | 2.440 € |
| Totale | 10.295 € | 3.025 € |
In un solo versamento estivo esce oltre un terzo di quanto Marco ha incassato nel primo anno.
C'è però una buona notizia. Tutti i contributi versati nel secondo anno (6.100 € + 4.880 € = 10.980 €) si deducono dal reddito del secondo anno. Con incassi stabili, l'imposta effettiva scende a (23.400 € − 10.980 €) × 5% = 621 €. Marco ha versato 1.170 € di acconti, quindi l'anno dopo recupera 549 € di credito.
Perché qui si deducono 10.980 € e più avanti solo 6.100 €? La deduzione di 10.980 € capita solo nel secondo anno, perché in quell'anno si sommano il saldo completo del primo anno e gli acconti del secondo. Dal terzo anno in poi, con incassi stabili, il meccanismo si assesta: Marco versa il saldo residuo dell'anno precedente (6.100 € − 4.880 € di acconti = 1.220 €) più i nuovi acconti (4.880 €). Il totale è circa 6.100 €, pari alla quota annuale ordinaria.
La soluzione pratica: accantona da subito circa il 30-35% di ogni incasso su un conto separato. Non aspettare l'estate per fare i conti.
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<a id="capitolo-15"></a>
15. Quali sono le scadenze da segnare in calendario?
| Scadenza | Gestione Separata | Artigiani e commercianti | Tutti i forfettari |
|---|---|---|---|
| 16 febbraio | — | 4ª rata fissa (anno precedente) | IVA reverse charge del 4° trimestre |
| 16 maggio | — | 1ª rata fissa | IVA reverse charge del 1° trimestre |
| 30 giugno (2026: 20 luglio) | Saldo anno precedente + 1° acconto (40%) | Saldo e 1° acconto sull'eccedenza | Saldo imposta + 1° acconto (50%) |
| 20 agosto | — | 2ª rata fissa | IVA reverse charge del 2° trimestre |
| 16 novembre | — | 3ª rata fissa | IVA reverse charge del 3° trimestre |
| 30 novembre | 2° acconto (40%) | 2° acconto sull'eccedenza | 2° acconto imposta (50%) |
Quando una scadenza cade di sabato o in un giorno festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo.
La regola pratica resta la stessa: metti da parte ogni mese circa il 30-35% di quello che incassi. Il calendario non fa sconti.
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<a id="capitolo-16"></a>
16. Alla fine, quanto mi resta in tasca?
Torniamo a Marco: incassa 30.000 € l'anno, è in Gestione Separata e ha un coefficiente del 78%. Vediamo tre fotografie.
Scenario 1: il primo anno (aliquota 5%, nessun contributo ancora versato da dedurre)
| Voce | Importo |
|---|---|
| Incassi | 30.000 € |
| Reddito imponibile lordo (× 78%) | 23.400 € |
| − Contributi versati nell'anno | 0 € |
| Reddito imponibile netto | 23.400 € |
| − Imposta sostitutiva (5%) | −1.170 € |
| − Contributi Gestione Separata (26,07%) | −6.100 € |
| Netto | circa 22.730 € |
| Pressione complessiva sugli incassi | circa 24,2% |
In percentuale sugli incassi: netto 75,8%, imposta 3,9%, contributi INPS 20,3%.
Scenario 2: gli anni successivi, a regime (aliquota 5%, incassi stabili, circa 6.100 € di contributi versati ogni anno)
| Voce | Importo |
|---|---|
| Reddito imponibile lordo | 23.400 € |
| − Contributi versati nell'anno | −6.100 € |
| Reddito imponibile netto | 17.300 € |
| − Imposta sostitutiva (5%) | −865 € |
| − Contributi Gestione Separata | −6.100 € |
| Netto | circa 23.035 € |
| Pressione complessiva | circa 23,2% |
Scenario 3: dal sesto anno (aliquota 15%, stesse ipotesi)
| Voce | Importo |
|---|---|
| Reddito imponibile netto | 17.300 € |
| − Imposta sostitutiva (15%) | −2.595 € |
| − Contributi Gestione Separata | −6.100 € |
| Netto | circa 21.305 € |
| Pressione complessiva | circa 29,0% |
Il passaggio dal 5% al 15% costa a Marco circa 1.730 € l'anno. Meglio saperlo prima.
I contributi pesano più delle tasse. 6.100 € di INPS contro poche centinaia di euro di imposta al 5%. La pressione complessiva resta tra il 23% e il 29%, molto meno di quanto molti temono. Ricorda però che la pressione fiscale è una cosa e la liquidità un'altra: il secondo anno lo dimostra.
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17. In sintesi: cosa devo ricordare?
La logica del forfettario è tutt'altro che impossibile:
- il coefficiente di redditività trasforma gli incassi in reddito imponibile lordo;
- i contributi versati nell'anno si sottraggono prima di calcolare l'imposta;
- l'imposta sostitutiva (5% o 15%) sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali;
- l'IVA non si applica sulle tue fatture, ma si versa sugli acquisti esteri in reverse charge;
- i contributi cambiano gestione in base a cosa fai, ma seguono sempre regole precise;
- saldo e acconti funzionano a specchio sull'anno precedente, e il secondo anno è quello che mette alla prova la tua liquidità .
La parte complessa non è capire le regole, ma applicarle al tuo caso specifico. Per questo, prima di aprire la Partita IVA, conviene sempre farsi seguire da un professionista.
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*Dati aggiornati al periodo d'imposta 2026. Riferimenti: L. 190/2014 (art. 1, commi 54-89) e successive modifiche; L. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026); D.Lgs. 81/2025; D.L. 89/2026; Circolari INPS n. 8 e n. 14 del 2026. Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato.*